Metodo funzionale della voce

Di Gisela Rohmert

Presso le più grandi civiltà del passato, il canto rappresentava, tra le attività spirituali dell’uomo quella con il più alto valore sacro e simbolico. Il mito di Orfeo, allo stesso tempo officiante di riti sacri, poeta, danzatore, cantante, strumentista e terapeuta, ne è l’esempio più fulgido. A Orfeo si deve la nascita della musica e soprattutto del canto. Egli per primo riconobbe l’importanza centrale

della voce umana come energia che stimola l’evoluzione.

Nella più recente ricerca sul canto si è scoperta l’esistenza di una particolare configurazione degli armonici del suono aventi un ruolo chiave per quanto riguarda il rapporto tra l’udito e l’emissione vocale, influenzando così l’organismo dell’uomo nella sua totalità. Oggi quest’unità funzionale sembra essere stata dimenticata, probabilmente a causa della specializzazione di uno studio tecnico esasperato, di un controllo eccessivo della postura e della respirazione e della predominanza di istanze estetiche. Tutti questi elementi modificano le funzioni di una produzione del

suono, per lo più nel senso di una loro riduzione.

La struttura profonda del suono della voce umana presenta parametri in grado di reagire agli stimoli. Ognuno di questi parametri (suono fondamentale, vocali, vibrato, formanti del cantante) è collegato in un suo modo peculiare con il corpo, il cervello e la psiche del cantante.
Il tema centrale è il rapporto tra le condizioni di produzione e il prodotto, cioè tra la funzione vocale e il suono funzionale.

Il metodo qui accennato è stato ideato e sperimentato da Gisela Rohmert, cantante con una elevata esperienza professionale, la quale per quattro anni controlla giornalmente con un analizzatore di spettro lo sviluppo della sua voce. Raccoglie attorno a sé colleghi esperti e giovani cantanti e fonda l’Istituto di Lichtenberg (Germania) per il training funzionale della voce. In collaborazione con l’ Istituto di Ergonomia dell’Università di Darmstadt, diretto dal prof. W. Rohmert, sorge lì una cellula germinale dalla quale il lavoro tecnico-scientifico e un incredibile intuito per le strutture del suono, raffinato, creativo e artistico, fanno crescere la delicata piantina di una nuova dimensione sonora.
Il metodo si basa su solide fondamenta fisiologiche e di analisi del suono, e contiene delle indicazioni per individuare le possibilità della voce umana, ma non vuol essere in nessun caso la diffusione di un prodotto ultimato. A chi lo sperimenta è chiesto di seguire delle visioni, con la mente e con lo sguardo, e di utilizzarle il più possibile per la sua voce. Gli rimane però ampia libertà di portare in dote le proprie idee, mentre attraverso l’esatta descrizione del suono e dei metodi di lavoro viene fornita una cornice di riferimento, per non perdersi nell’infinito delle possibilità...
(tratto da: “Il cantante in cammino verso il suono” di Gisela Rohmert).

Tutta l’attività di studio della vocalità che il Coro dell’ Associazione Intonando sta seguendo da diverso tempo è basato sull’utilizzo del metodo funzionale qui accennato, metodo che ha rappresentato una chiave di volta del nostro lavoro, in quanto se da un lato ci è stato di aiuto nel risolvere i problemi che via via si presentavano migliorando la qualità del suono, la precisione dell’intonazione e conferendo una infinita gamma di colori alla voce da poter utilizzare a seconda dei repertori che si affrontano, dall’altro ha fatto sperimentare ad ogni singolo corista un rapporto completamente nuovo con la propria voce, trasformando l’appuntamento settimanale di prova in un momento musicale più creativo e al tempo stesso di rigenerazione del sistema nervoso dove il tempo si dilata, le tensioni si scaricano e si prende contatto con il proprio corpo lasciandolo libero di vibrare insieme con la propria voce.
Se il metodo ci insegna che il suono è un sistema autoinformativo dall’utilizzo del medesimo in un gruppo di 30 persone si liberano delle energie straordinarie per la musica e per lo spirito.