Elena Camoletto - Quando nell'ombra - Canti della devozione mariana tra modernità e tradizione

Il disco è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Il disco è in vendita al costo di euro 12,00 ed i proventi saranno destinati alla ristrutturazione del Santuario della Natività di Maria S.S. di Mussotto d’Alba.

A novembre 2010 sono stati venduti circa 1000 CD.
Nel 2010 è stata pubblicata una recensione sul Bollettino dell'Accademia di Santa Cecilia - Roma.

Per l’acquisto rivolgersi a: info@intonando.com
E’ anche in distribuzione presso i seguenti rivenditori:
LIBRERIA INTERNAZIONALE SAN PAOLO - Via della Conciliazione 16-20 ROMA
Cooperativa libraria LA TORRE – Piazza E.Pertinace, 8/d ALBA
Cooperativa Culturale L’INCONTRO – Via Mandelli ALBA
Edicola ODELLO CARLA – Via Vitt.Emanuele, 19 ALBA
Edicola G.P. MODELLISMO – Corso Piave, 70 ALBA

Sono disponibili le partiture dei brani: per informazioni scrivere a info@intonando.com

un disco per...

Un disco per celebrare i 25 anni di una piccola rassegna musicale, nata quasi per caso e rinnovatasi caparbiamente anno dopo anno, diventando ormai un appuntamento irrinunciabile per la comunità mussottese e non solo; un disco per legare una tradizione che ha radici centennali al gusto dei nostri giorni; un disco per mettere in luce il lavoro di un’associazione che quella tradizione non disconosce, ma la rinnova attraverso un’attività dinamica e tenace incentrata sul canto corale. Quando nell’ombra è tutto questo, ma è anche molto di più.
L’Associazione Intonando, e il coro che ne è espressione, si è costituita intorno ad un nucleo di coristi che inizialmente prestavano la loro attività a servizio del culto nella Chiesa Parrocchiale della Natività di Maria Santissima a Mussotto d’Alba, ed è in seguito cresciuta affrancandosi da una funzione meramente liturgica per affrontare un repertorio autonomo e intraprendere un’attività concertistica vera e propria.
Ma il legame con quella Parrocchia, che ha visto crescere e formarsi molti dei coristi di oggi, è rimasto forte, come forte è rimasto il senso, il ricordo di tradizioni ormai cadute in disuso. Una fra tutte costituisce quasi un “antefatto” al disco che qui si propone, ed è bene farvi un cenno per meglio comprendere lo spirito del lavoro intrapreso.
L’usanza in questione pare sia iniziata negli anni del primo dopoguerra, il giorno di pasquetta, quando nei prati accanto alla chiesa confluivano gli abitanti di tutto il circondario per la tradizionale “merendina”; e il culmine della giornata era rappresentato da una processione dedicata alla Madonna che terminava in una grotta posta all’interno della chiesa (e il lunedì dell’Angelo aveva preso il nome di Giornata Lourdiana). La musica che animava quella ricorrenza era costituita da una serie di lodi alla Madonna che venivano intonate a più riprese sia nel corso della giornata sia durante la processione. Le origini di queste lodi non ci sono note, e oggi esse sono cadute in disuso sia per il venir meno di quel tipo di devozione, sia per l’uso di un linguaggio verbale e musicale ormai desueti.
Si tratta di un piccolo patrimonio fatto di musica, di festa, di fede e di ricordi che hanno animato la gioventù di generazioni di parrocchiani, e che è stata trasmessa ai giovani di oggi con la nostalgia con cui si ricorda un passato che non ritorna, ma rappresenta bene l’ambiente nel quale questi giovani sono nati e cresciuti.
E in un simbolico passaggio di testimone, il vecchio organista che quelle melodie aveva trascritto e gelosamente custodito per anni, ha affidato ormai novantenne al direttore del coro di oggi i suoi manoscritti affinché il ricordo di quelle giornate e di quei canti non andasse perduto.
è quindi sembrato naturale prendere ispirazione da questo contesto per dare vita al progetto del primo disco del coro Intonando, provando a dissotterrare quelle vecchi melodie ma facendole dialogare con la contemporaneità; dando loro una veste completamente nuova che vada oltre il ricordo, apra nuovi orizzonti e faccia convivere repertori all’apparenza lontanissimi ma congeniali alla sensibilità dei coristi: quello popolare e quello contemporaneo. Negli ultimi anni infatti questo coro, costituitosi nell’organico odierno nel 2004, ha trovato la sua ispirazione interpretativa da un lato nel canto popolare e nelle sue trasposizioni più sofisticate, e dall’altro nella polifonia sacra del Novecento.
E volendo unire queste due anime ha commissionato l’elaborazione delle lodi mariane ad Elena Camoletto, compositrice, insegnante e didatta del canto corale che ha condiviso con Intonando una parte significativa del suo percorso di crescita non facendo mai mancare consigli preziosissimi, suggerimenti, stimoli ad aprirsi continuamente e sperimentare strade nuove. Ne è nata un’antologia di atmosfere tra loro diversissime, una carrellata di quadri talvolta dipinti con grosse pennellate e talaltra a tinte tenui e sfumate; a volte la festa popolare è richiamata in tutto il suo vitale e sguaiato prorompere e a volte è semplicemente evocata come un ricordo lontanissimo; qui la voce di un saxofono che improvvisa sul tema del coro contribuisce ad allontanare nel tempo i ricordi, là il coro di bambini li avvicina attualizzandoli e garantendo continuità per il futuro...
E il tributo dell’Associazione Intonando va a tutti coloro che hanno in vario modo reso possibile l’esistenza del disco: le generazioni passate che quelle melodie hanno cantato; l’organista Marco Diale che le ha raccolte e trascritte; la compositrice Elena Camoletto che le ha elaborate facendole rivivere di una nuova vita. Nella speranza che lo spirito di questo lavoro passi alle generazioni future, che possano come noi gioire nel far musica insieme.

i canti mariani nella spiritualità cristiana - di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose

Sono voci trasfigurate quelle che si ascoltano in questo disco. Non bastano un testo e una musica per fare un canto, ci vogliono voci di uomini e di donne e di bambini che riportano in vita una realtà che diversamente resterebbe lettera e musica morta. A maggior ragione questo vale per quei canti alla Madonna che non sono né antichi né tanto meno vecchi, ma canti mariani di una volta. Sono infatti ancora in vita persone che li hanno cantati, anche se perlopiù sono anziani come me.
Il primo sentimento che l’ascolto di questo disco mi ha suscitato è il ricordo. Non solo e non tanto il ricordo di questi canti – molti dei quali conosco a memoria perché anch’io ho cantato fin da bambino e a volte volentieri ancora intono quando qualcuno mi dà l’imbeccata – ma ricordo anzitutto di alcune persone del mio paese in Monferrato, soprattutto donne, madri e mogli. Rivedo l’espressione del loro volto, dei loro occhi spesso attraversati da lacrime mentre cantavano “al ciel andrò vederla un dì, è il grido di speranza che infonde la costanza nel viaggio di dolor”. Trovavano nella Madonna la compassione e il sostegno materno per andare avanti, in una vita spesso segnata da miseria, da dolori e da tragedie familiari. Negli anni della guerra e del dopo-guerra, nella mia chiesa di Castelboglione, come in tutti gli altri paesi, l’altare dell’Addolorata era il più visitato, e nella statua della Vergine che tiene tra le braccia il figlio Gesù morto, le madri trovavano il senso del loro lancinante dolore per la morte di un figlio in guerra o ancora infante. Sapevano che Maria, la madre del Signore, aveva sofferto il loro stesso dolore e per questo conosceva il dolore delle madri e con loro soffriva.
Non è un caso che i canti mariani di quell’epoca sono spesso segnati da una visione negativa a tratti anche angosciata del mondo, definito come “valle di lacrime”, “misera valle infelice”, e della vita descritta come “viaggio tra i dolori”. Da qui l’invocazione dell’aiuto e del conforto “nei pericoli, nelle lacrime, Madre nostra Maria, tu sei la luce, tu sei la pace”. Allora si sprigiona un vero e proprio grido di speranza: “Al ciel, al ciel, al ciel, andrò vederla un dì”. Io non sono un esperto musicista, mi manca la competenza e il vocabolario per motivarlo tecnicamente, ma sento che non solo i testi ma le melodie stesse di questi canti mariani consolano, leniscono, trascinano, scaldano il cuore, forse perché coloro che le hanno composte hanno saputo interpretare ed esprimere i sentimenti degli animi e gli affetti del cuore.
Il mio è un ricordo grato ma non nostalgico, perché sarebbe anacronismo voler riprodurre oggi quello che è stato ieri. Per questo è bene che quei canti mariani ormai non più eseguiti diventino brani concertistici, rivisitati e quasi interpretati dalla generazione che si può a giusto titolo definire “intermedia”, quella degli attuali quarantenni, che ha avuto ancora modo di conoscerli e di cantarli nelle feste e nelle processioni mariane e che, pur non essendo disposta oggi a riproporli come repertorio per la liturgia, tuttavia non intende nemmeno consegnarli all’oblio. È giusto che sia così, perché questa è la prima generazione interamente formata dal Concilio, vale a dire dal ritorno alla Bibbia, dalla riscoperta della figura di Gesù vero volto dell’umanità e della compassione di Dio e, di conseguenza, di una diversa collocazione della Vergine Maria nella spiritualità cristiana. I canti mariani di una volta sono ora testimonianza preziosa del cattolicesimo post-tridentino italiano giunto fino agli anni cinquanta e sessanta del Novecento, come le antifone mariane gregoriane lo sono del cristianesimo del primo millennio e le laudi mariane di quello medioevale. In sintesi, tutto il valore della rilettura di questi canti mariani fatta con gli stilemi propri delle composizioni musicali contemporanee che questo disco offre, sta nella volontà non solo di conservare ma anche di rileggere, di reinterpretare e dunque tener vivo, con fedeltà creativa, un patrimonio di semplice ma pregiato valore come quello dei canti religiosi popolari.

Enzo Bianchi, priore di Bose
21 novembre 2009, Presentazione di Maria al Tempio

note dell’autore

Nell’affrontare un lavoro di elaborazione di melodie e canti mariani così fortemente caratterizzati, chiaramente riconducibili ad un idioma musicale che è entrato a far parte della tradizione liturgica popolare, il compositore si trova a fronteggiare problematiche complesse, a dover operare scelte che riguardano lo stile da seguire e il linguaggio da adottare: vale a dire, in termini tecnici, dover scegliere tra l’attenersi ad uno stile preesistente, assecondare un’armonia sottintesa e facilmente intuibile, oppure sforzarsi di decontestualizzare il canto dal suo ambito armonico, attribuire una nuova veste sonora alla melodia tradizionale.
La scelta di fondo non è stata quella di dare omogeneità all’intera serie, come una suite uniformata da un solo stile compositivo, ma si è preferito caratterizzare ogni brano, creando una sorta di “catalogo” di varie tipologie di scrittura corale. Le tecniche adottate sono state diverse a seconda delle caratteristiche del canto, come pure all’interno dello stesso brano: si può trovare l’armonizzazione classica, come nell’ultima strofa di Quando nell’ombra, in cui la melodia solo alla fine riacquista il suo aspetto originario di “canto corale”; in altri casi l’armonizzazione richiama forme precise, come i Lieder corali di Mendelssohn (Andrò a vederla un dì), o ammicca a sonorità e soluzione armoniche proprie dello Spiritual (O Santissima e Volgi lo sguardo) o a certa musica di colonne sonore (Veglia ognor su me); in altri casi si è giocato a mescolare rigore contrappuntistico e modalità antica con sonorità armoniche moderne (Nome dolcissimo e Mira il tuo popolo), oppure a inserire temi della tradizione gregoriana e melodie di sapore arcaico in un contesto moderno caratterizzato da fasce armoniche dissonanti (Tu del Libano e la prima strofa di Quando nell’ombra); in altri momenti si è ricorso alla frammentazione del canto in cellule melodiche che, distribuite a più voci, si trasformano in pedali o clusters (Tu del Libano e Quando nell’ombra), mentre altre volte un tappeto armonico libero funge da sfondo al canto di voci sole (Ave Maria di Lourdes, Madre dolcissima, Quando nell’ombra). Nel canto Vergin Santa che accogli benigna, mentre due voci cantano la melodia in canone, il coro si contrappone con una sorta di monotona litania di ostinati, in contrasto ritmico con il canto creando una dissociazione tra ritmo melodico e ritmo armonico.
Il brano più elaborato di tutta la raccolta è sicuramente Tu del Libano, che prevede la partecipazione di uno saxofono contralto, strumento caratteristico della musica moderna e del jazz; esso è anche il più lontano dalla sonorità originaria; la melodia è trattata in diversi modi: si delinea semplicemente al disopra di fasce armoniche, in dialogo con brevi interventi strumentali simili a improvvisazioni; oppure si frammenta e diventa essa stessa sottofondo armonico dissonante, sopra cui il saxofono diventa protagonista con melodie molto libere da cui a tratti emerge l’inno gregoriano Ave Maris Stella; infine rimbalza tra le voci in varie forme di canone.
Il filo conduttore di tutta la raccolta può essere individuato nell’intenzione di mettere in una qualche relazione e far dialogare la tradizione con l’innovazione, l’antico con il contemporaneo, di rendere attuale il vecchio e nello stesso tempo legittimare il nuovo.

Elena Camoletto